
"Parole Sante" è il debutto discografico di Ascanio Celestini ed ha vinto il Premio Ciampi 2007 come miglior debutto discografico dell'anno. "Parole Sante" è anche un film dello stesso Celestini, un documentario presentato alla Festa del Cinema di Roma. Noto soprattutto come attore teatrale, il nostro confeziona un disco d'autore, come da miglior tradizione italiana, in questo caso DeAndrè e Gaber su tutti. Musiche che spaziano dal cantautorato gentile ed acustico, a ballate tradizionali su cui poggia un particolare timbro vocale, pronto a raccontarci storie di gente comune, storie di gente che non ci sta a piegarsi a regole a loro sfavorevoli. Celestini canta testi politici, canta dei precari, dei caduti di Nassyria, di Nicola Calipari, di un mondo di asini, un punto di vista forse scomodo e trascinante, che spero abbia la giusta risonanza. Bellissime "Poveri Partigiani", "Noi Siamo Gli Asini" (palesemente debitrice a Fabrizio DeAndrè), la danzereccia "La Rivoluzione", che apre il disco e "La Morte del Disertore". Racconti tristi e reali, ma anche ironici o, se vogliamo, satirici che riescono a far riflettere. Un esordio con il botto, capace di raccontare una situazione sociale che ci riguarda tutti, e forse è per questo che ha deciso di incidere un vero e proprio album, diretto e fruibile, con musica orecchiabile e parole taglienti.
Parole sante di
Ascanio Celestini
con
Roberto Boarini Violoncello
Gianluca Casadei Fisarmonica
Matteo D'Agostino Chitarra
Andrea Pesce Suono
Ci stanno due palazzi.
Uno è il centro commerciale con la sua bella insegna, il tetto iperbolico e le vetrate lucide che lo fanno sembrare un autogrill da superstrada per Marte. L'altro, un parallelepipedo dritto pensato da qualche geometra con le coliche è il call center. Uno è fatto per essere guardato e infatti lo vedono tutti. L'altro è invisibile un po' perché non fa piacere vederlo, un po' perché il gemello sgargiante che gli sta accanto si prende tutta l'attenzione. Però si fa sentire. Ci parli al telefono quando ti chiama a casa per venderti un aspirapolvere o un nuovo piano tariffario. Ci parli quando chiami il numero verde scritto sull'etichetta di una bevanda gassata o un assorbente interno. Accanto ai gemelli di cemento armato ci passa la strada e intorno ci sta la borgata. Affianco alla borgata ci sta la città, o forse è il contrario. E in mezzo ci si muove il popolo.
Il popolo che è un bambino.
Si arrabbia per le ingiustizie, si commuove davanti al dolore, si illude e si innamora. Poi spenge la televisione e va a dormire sereno. Il popolo lavora, guadagna e spende. L'hanno convinto che l'economia funziona così. Bisogna far girare la ruota. Ma poi tra i neon del centro commerciale e i telefoni del call center qualcuno smette di girare. Forse è solo il bruco che esce dal buco, il cadavere che prova a resuscitarsi da solo. Forse è il ladro e si rende conto che non basta rubare ai ladri per pareggiare i conti. E infatti è un collettivo di lavoratori, ma è anche un pezzo di popolo. Christian dice "abbiamo incominciato perché non avevamo niente da perdere". Maurizio dice "quel posto è come il Titanic. Il transatlantico affonda e i passeggeri fanno finta di niente. Ma noi non affonderemo cantando".
Parole sante!