Ben Arrivati!!!

Questo è il mio spazio, la mia rassegna stampa, dove periodicamente pubblicherò le notizie più varie, provenienti dalla rete o dalla società civile, notizie che a mio giudizio vanno "fermate" commentate, approfondite.
Non mancheranno articoli originali, testimonianza diretta di quello che mi succede "intorno".
Insomma facendo felici gli psicologi, questo è un tentativo neppure troppo occulto, di comunicare con l'esterno di farsi leggere da qualcuno.
Non ha la pretesa di essere un sito di informazione, è un manifesto di quelli che si potrebbero trovare attaccati ai muri di qualche palazzo, con la scritta in basso: "ciclostilato in proprio".
Buona lettura.
Dimenticavo, questo spazio è: NO COPYRIGHT

Nelle terre estreme

Into the Wild dell’attore regista Sean Penn è tratto dalla storia di un uomo, Chris Mac Candless, ma è anche un romanzo di Jon Krakauer. Chris, il ragazzo in questione, viene da una tipica famiglia borghese ma lascia ogni suo avere per vivere allo stato brado, secondo le regole della natura, con l’intento di immergersi in una coinvolgente avventura.
Chris si addentra nel racconto scoprendo un paese vero e crudo incontrando personaggi di ogni specie, da un contadino proprietaro di un Silos dove il ragazzo si ritrova lavorare a due Hippy in crisi, da una giovane menestrella ad un anziano che lavora il cuoio nel proprio garage.

Non voglio raccontare la storia nei dettagli, perché odio chi lo fa e fa perdere il gusto di leggere il libro o peggio guardare il film.

Il libro l'ho letto avidamente, avete presente quando, "bruciate" le pagine, purtroppo non succede spesso con altri libri.....
La storia ha toccato passioni dimenticate, ha riportato a galla furori sopiti, libertà cercate, volute; il ragazzo si è impadronito dell'uomo che sono.
E' stato un fuoco che brucia dentro, non che fossi prima un tipo serioso e borghese chi mi conosce sa che sono tutt'altro,
nella mia vita le passioni sono sempre state fondamentali ahimè nel bene e nel male.
Probabilmente con gli anni la monotonia di tutti i giorni ti uccide, leggetevi la poesia "Lentamente muore" di Martha Medeiros (attribuita erroneamente a Pablo Neruda), davvero illuminante.
Voglio rassicurare quei pochi che si preoccuperanno per una mia eventuale emulazione della storia narrata, state tranquilli.
Coltivate dentro di voi però quel poco di libertà che la vita ancora ci concede.

Into the Wild - video tratto dal film, dedicato a chi cerca la libertà -

Per 10 anni dal 1969 al 1979 il cantante fu tenuto sotto controllo
fino al sospetto più incredibile: "E' un simpatizzante delle Br"

"Quel terrorista di De Andrè"
Così la polizia schedò il cantautore

di MIMMO FRANZINELLI


"Quel terrorista di De Andrè" Così la polizia schedò il cantautore

Fabrizio De Andrè

TRA I possibili approcci alla musa di Fabrizio De André, il tema del potere è tra i più suggestivi, considerato che attraversa l'intero arco della sua produzione, dalla traduzione delle ballate di Georges Brassens (da "Il gorilla" a "Morire per delle idee") a un brano come "Il testamento di Tito", grondante ribellione esistenziale. Un potere non soltanto politico, ma che snatura la religione e s'insinua anche in ambito familiare. L'intero canzoniere del musicista genovese dispiega valenze libertarie, che hanno influenzato una parte significativa della generazione del '68 e ancora oggi parlano ai giovani.

De André non si è mai atteggiato ad agit-prop. Ciò nonostante, la polizia lo ritenne un personaggio infido e pericoloso. A ridosso dell'attentato di piazza Fontana gli attivisti dell'ultrasinistra sono sottoposti a perquisizioni e interrogatori. Tra le centinaia di extraparlamentari inquisiti figura un certo Isaia Mabellini, in servizio di leva con gli alpini, considerato dal questore di Brescia un marxista-leninista; in calce alla relazione inviata il 20 dicembre 1969 alla Direzione generale della PS, un'osservazione significativa: "É in rapporto di amicizia con tale De André Fabrizio, non meglio generalizzato, ligure, universitario a Milano, filo cinese, noto cantautore e contestatore". Con inflessibile logica burocratica, la segnalazione coinvolge il musicista nelle indagini; dal ministero dell'Interno chiedono infatti ragguagli al questore di Brescia, Manganiello che il 25 maggio 1970 aggiorna il fascicolo Milano - Roma - Attentati dinamitardi del 12.12.1969: "Le Questure di Milano e Genova sono pregate di identificare il De André Fabrizio e fornire sul suo conto dettagliate informazioni direttamente".

Nel giro di un paio di settimane la questura di Genova redige una circostanziata scheda: "Il De André Fabrizio, noto cantautore, pur essendo studente universitario fuori corso in giurisprudenza, si interessa di questioni artistiche, provvede alla incisione dei dischi delle proprie canzoni, ha effettuato qualche spettacolo in televisione, ma non appare mai nei pubblici teatri. Accompagnato sempre dalla moglie, viaggia a bordo dell'auto Fiat 600 targata GE-293864 ed è titolare del passaporto nr. 5191279 rilasciato a Genova il 10.12.1969. Non risultano precedenti penali a suo carico, salvo una denuncia, risalente al 28.8.1959 ad opera della Polizia di frontiera di Bardonecchia, per danneggiamento su edificio destinato al culto. In linea politica, pur non essendo aderente ad alcun partito o movimento - viene indicato come simpatizzante per l'estrema sinistra extraparlamentare e frequenta, in Genova, persone note per tale orientamento o favorevoli al PCI e al PSIUP".

Alla vicenda s'interessa il questore di Milano Marcello Guida, assertore della pista rossa per la bomba stragista, che fa sorvegliare le frequentazioni milanesi del "sedicente De André": "Il predetto De André, cantautore, viene regolarmente in questo capoluogo ogni mese, alloggiando sistematicamente all'Hotel Cavour in questa via Fatebenefratelli n. 21 e ripartendo il giorno successivo, dopo aver preso contatti con dirigenti di case discografiche". Per qualche tempo l'attenzione investigativa si affievolisce, tranne riprendere con maggiore insidiosità nel giugno 1976, quando l'Antiterrorismo relaziona sull'acquisto di "un appezzamento di terreno in località Tempio Pausania (Sassari) dove intenderebbe istituire una comune per extraparlamentari di sinistra. Nei periodi di permanenza in Genova, lo stesso avrebbe contatti con elementi appartenenti al gruppo anarchico ed a quello filocinese. Il De André è persona nota a codesto Ministero".

L'antiterrorismo ligure accerta che il musicista è "emigrato in data 12/3/1976 a Tempio Pausania" e invia all'Ispettorato Generale per l'Azione Contro il Terrorismo e al Nucleo Antiterrorismo di Cagliari un nutrito rapporto, in cui si registra la sua adesione al Comitato genovese per la difesa del divorzio, come se rivestisse risvolti penali.

Trascorso un triennio, un aggiornato promemoria viene inserito dal SISDE in due distinte collocazioni archivistiche: "Brigate Rosse - Varie" e "Fabrizio De André". Stavolta il cantautore viene definito senza mezzi termini un simpatizzante dei terroristi e un loro finanziatore: "Secondo la nota fonte confidenziale il Circolo "Due Porte" è una recente creazione di copertura per le Brigate Rosse. In esso si tengono normali riunioni di circolo politico-ricreativo e riunioni ristrette per l'organizzazione eversiva. Lo stesso Circolo deve servire da strumento economico e la raccolta dello sfruttamento dei fondi economici necessari alle Brigate Rosse. Una delle prime iniziative è stato lo spettacolo del cantautore Fabrizio De André alla Fiera del Mare. Il cantante, simpatizzante delle BR, è stato invitato da il "Due Porte"".

I malevoli investigatori ignorano la produzione artistica del musicista, che nel 1973 - quando il terrorismo di sinistra era in incubazione - dedica il 33 giri Storia di un impiegato a un sessantottino deluso tramutatosi in giustiziere proletario, visitato da incubi notturni in cui il sistema si fa beffa di lui e lo utilizza per rafforzarsi: "Noi ti abbiamo osservato dal primo battere del cuore / fino ai ritmi più brevi dell'ultima emozione, / quando uccidevi, favorendo il potere / i soci vitalizi del potere ammucchiati in discesa / a difesa della loro celebrazione".

Pur senza disporre di riscontri minimamente verosimili, questori e agenti investigativi diffidano di De André, indirettamente ricollegato all'eccidio di Milano e poi trasformato in fiancheggiatore delle Brigate Rosse... Un'immagine totalmente fantastica, frutto di ottusità e di pregiudizio, oltre che di abissale incomprensione. Più che su De André, questi rapporti segnaletici ci informano sulla mentalità dei loro estensori: inadeguati sul piano professionale, disponibili a dare ombra a fantasmi, secondo i desideri dei loro superiori, in un pauroso deficit di cultura democratica.

(REPUBBLICA 10 gennaio 2009)

Ascanio Celestini: Parole sante!


"Parole Sante" è il debutto discografico di Ascanio Celestini ed ha vinto il Premio Ciampi 2007 come miglior debutto discografico dell'anno. "Parole Sante" è anche un film dello stesso Celestini, un documentario presentato alla Festa del Cinema di Roma. Noto soprattutto come attore teatrale, il nostro confeziona un disco d'autore, come da miglior tradizione italiana, in questo caso DeAndrè e Gaber su tutti. Musiche che spaziano dal cantautorato gentile ed acustico, a ballate tradizionali su cui poggia un particolare timbro vocale, pronto a raccontarci storie di gente comune, storie di gente che non ci sta a piegarsi a regole a loro sfavorevoli. Celestini canta testi politici, canta dei precari, dei caduti di Nassyria, di Nicola Calipari, di un mondo di asini, un punto di vista forse scomodo e trascinante, che spero abbia la giusta risonanza. Bellissime "Poveri Partigiani", "Noi Siamo Gli Asini" (palesemente debitrice a Fabrizio DeAndrè), la danzereccia "La Rivoluzione", che apre il disco e "La Morte del Disertore". Racconti tristi e reali, ma anche ironici o, se vogliamo, satirici che riescono a far riflettere. Un esordio con il botto, capace di raccontare una situazione sociale che ci riguarda tutti, e forse è per questo che ha deciso di incidere un vero e proprio album, diretto e fruibile, con musica orecchiabile e parole taglienti.


Parole sante di
Ascanio Celestini

con
Roberto Boarini Violoncello
Gianluca Casadei Fisarmonica
Matteo D'Agostino Chitarra
Andrea Pesce Suono

Ci stanno due palazzi.

Uno è il centro commerciale con la sua bella insegna, il tetto iperbolico e le vetrate lucide che lo fanno sembrare un autogrill da superstrada per Marte. L'altro, un parallelepipedo dritto pensato da qualche geometra con le coliche è il call center. Uno è fatto per essere guardato e infatti lo vedono tutti. L'altro è invisibile un po' perché non fa piacere vederlo, un po' perché il gemello sgargiante che gli sta accanto si prende tutta l'attenzione. Però si fa sentire. Ci parli al telefono quando ti chiama a casa per venderti un aspirapolvere o un nuovo piano tariffario. Ci parli quando chiami il numero verde scritto sull'etichetta di una bevanda gassata o un assorbente interno. Accanto ai gemelli di cemento armato ci passa la strada e intorno ci sta la borgata. Affianco alla borgata ci sta la città, o forse è il contrario. E in mezzo ci si muove il popolo.

Il popolo che è un bambino.

Si arrabbia per le ingiustizie, si commuove davanti al dolore, si illude e si innamora. Poi spenge la televisione e va a dormire sereno. Il popolo lavora, guadagna e spende. L'hanno convinto che l'economia funziona così. Bisogna far girare la ruota. Ma poi tra i neon del centro commerciale e i telefoni del call center qualcuno smette di girare. Forse è solo il bruco che esce dal buco, il cadavere che prova a resuscitarsi da solo. Forse è il ladro e si rende conto che non basta rubare ai ladri per pareggiare i conti. E infatti è un collettivo di lavoratori, ma è anche un pezzo di popolo. Christian dice "abbiamo incominciato perché non avevamo niente da perdere". Maurizio dice "quel posto è come il Titanic. Il transatlantico affonda e i passeggeri fanno finta di niente. Ma noi non affonderemo cantando".

Parole sante!

Abolizione canone Telecom su ADSL


Petizione contro il canone Telecom imposto alle ADSL solo dati, prive cioè di contratto telefonico linea fissa.
http://abolizionecanonetelecom.antidigitaldivide.org/

Genova 2001 G8

Per vedere il video cliccare sull'indirizzo sotto, sono 40 minuti che cambieranno la vostra opinione sui fatti del G8, i video contenuti sono stati utilizzati per la ricostruzione giudiziaria al processo, l'audio in molti casi proviene dalle registrazioni delle forze di polizia
http://www.indicius.it/g8/g8_mille_verita.htm

C'è una triste tradizione che accompagna gli italiani dalla nascita della Repubblica ai giorni nostri: la tradizione dei misteri d'Italia. Una lunga serie di stragi, omicidi, attentati accomunati dal fatto di essere ufficialmente “irrisolti”, di non conoscerne i mandanti e di essere ognuno il tassello di un mosaico più grande che fu la “guerra dei mondi” combattuta tra il '48 e l'89.

Insieme ai misteri d'Italia, nel nostro Paese è nata anche l'informazione alternativa, non ufficiale (controinformazione, secondo il gergo dell'epoca). A distanza di tempo abbiamo visto che quello che la controinformazione allora sosteneva si è sostanziato in fatti concreti e realtà documentali che – se pur non hanno fatto giustizia – hanno certamente stabilito che le verità “ufficiali” partorite all'epoca erano menzogne. E lo si può dire grazie a sentenze e verbali di Tribunale che non lasciano molto spazio ai dubbi.

Uno degli ultimi misteri d'Italia è stato il G8 di Genova del 2001. Mentre la verità “ufficiale” veniva srotolata dai politici nei salotti buoni dell'informazione nazionale, l'enorme lavoro della controinformazione era già partito, producendo una versione “alternativa” affatto opposta alla vulgata politichese.

Finché si è trattato di opinioni diverse, poco spazio vi era per la parola definitiva. Ma – a distanza di sei anni da quei giorni – si è giunti ad alcuni punti fermi. E come è solito nella tradizione dei misteri d'Italia, ...

... quei punti fermi sono stati messi in un'aula di Tribunale, nel luogo dell'ufficialità per eccellenza.

Per dare conto di ciò che accade nei processi scaturiti dal G8 di Genova, il Genoa Legal Forum ha prodotto un video dal titolo “OP Genova 2001– L'Ordine Pubblico durante il G8”.

Il Genoa Legal Forum è il gruppo di persone che coordina la rete di supporto a sostegno della difesa dei manifestanti accusati per i fatti di Genova. E' un lavoro di volontari che portano avanti una battaglia legale molto dura e difficile. Basti pensare che il reato contestato è quello di devastazione e saccheggio: un reato gravissimo, che prevede una pena dagli 8 ai 15 anni di galera e che pertiene ad azioni che minaccino lo Stato e la collettività. Il reato è così grave che non venne mai contestato per una manifestazione, nemmeno a quelle degli anni '70, che erano ben altra cosa da quello che si è visto a Genova.

E così, mentre l'accusa cerca di dimostrare che quei venticinque manifestanti avrebbero minacciato l'ordine costituito, inevitabilmente stanno spuntando fuori i documenti e le registrazioni che affermano come le vere violenze di quei giorni non siano state commesse da chi manifestava contro il vertice dei Capi di Governo. Il Genoa Legal Forum ha voluto creare, in base agli atti processuali, un documentario che renda disponibile ad un pubblico più largo possibile le verità che stanno emergendo, “OP Genova 2001– L'Ordine Pubblico durante il G8”.

E' da premettere che sul piano legale e processuale tutto è ancora aperto. Ma certo su quello storico e politico si sta mettendo la parola “fine” a tutte le speculazioni e a tutte le mezze verità, se non le sonore menzogne, che sono state sbandierate in questi anni. Il documentario parla attraverso i dati, così come si presentano. E se sul piano penale non porterà a niente, bisognerà finalmente cominciare a riflettere seriamente sulle persone cui è stata affidata la difesa della collettività, quando si è posti di fronte alla registrazione delle conversazioni di due poliziotti che ridono e si fanno beffe della morte di Carlo Giuliani.

Forse sul piano del diritto sentire un poliziotto che in Aula afferma che le Forze dell'Ordine usarono manganelli fuori ordinanza (cioè vere e proprie spranghe di ferro) non sarà perseguibile, ma è abbastanza per insinuare dubbi più che legittimi sulle intenzioni di chi gestiva la piazza in quei giorni.

Vedere messo nero su bianco che i danni e gli atti di vandalismo avvenuti a Genova sono accaduti certamente, ma lontano dai luoghi delle manifestazioni, sotto lo sguardo (elettronico) della Polizia e dei Carabinieri, mentre questi caricavano cortei pacifici e lanciavano lacrimogeni dagli elicotteri, dovrà scuotere anche l'animo più imperturbabile e far riflettere sullo stato dell'informazione italiana, che non ha mai spiegato veramente chi abbia creato disordini e soprattutto dove.

Non si tratta più, e non si è mai trattato, di posizioni politiche, o ideologiche o di bottega. Si tratta di avere due occhi per guardare e due orecchie per ascoltare. Non occorrono esperienza o titoli. Bastano solo quaranta minuti per capire cosa è accaduto.

Il video è disponibile in DVD per pochi euro, che andranno a sostenere le spese legali degli imputati. Comprare il DVD significa aiutare concretamente chi sta cercando di salvare dal carcere delle persone che hanno manifestato un pensiero (
cliccare qui per ordinare il DVD). Il video è stato prodotto sotto licenza Common Creative, ed è quindi possibile visionarlo gratuitamente anche su Google Video (video in coda).

Segnaliamo inoltre la puntata di “Blunotte”, trasmissione di Rai3 dedicata ai misteri italiani, che qualche tempo fa ha trattato i fatti di Genova. Il taglio naturalmente è molto diverso da quello del documentario del Legal Forum, ma l'impostazione tipica della trasmissione – un misto di giornalismo, storia e romanzo giallo – ha permesso di andare ad investigare gli angoli bui di quei giorni. Si sono affrontati temi molto sensibili, come i pestaggi dei poliziotti, la conoscenza preventiva delle mosse dei “neri”, le infiltrazioni dei cortei.

La puntata è interamente visibile su YouTube grazie al lavoro di Piero79, utente di Luogocomune e gestore di un proprio spazio su YouTube.com vivamente consigliato per l'interessante documentazione che vi si può trovare (
cliccare qui per vedere il video
).

La visione dei due documenti servirà certamente a fare chiarezza su quanto accadde in quei giorni e soprattutto a mettere sulla bilancia quanto della verità ufficiale è vero e quanto invece non lo è.

Giorgio Mattiuzzo (Pausania)